Lavoro. Lavoro. Lavoro…
Perché è così importante il lavoro?
Simon Weil, sostiene che ci piace il lavoro che svolgiamo, perché utile ed indispensabile all’animo umano.
“Il senso di essere utile e persino indispensabile, sono bisogni vitali dell’anima umana.” (SIMON WEIL)


Dopo 13 mesi complessi,
invischiati in bizzarri “stop and go”,
infilati in slalom tra dispositivi di sicurezza e colori regionali, suggestionati da stati d’animo altalenanti, stiamo cercando, con fatica, di ricominciare.
Abbiamo appreso, giocoforza, termini come:
smart working e lock down, neologismi quali: distanziamento sociale e quarantena, tampone e tamponato (nulla a che fare con le auto) e ancora,
acronimi criptati, DPCM, indici RT, MES, ma adesso … vogliamo tornare a lavorare bene!
Lavorare bene, inteso come “FARE BENE”, avere cioè, effetti benefici sulla comunità, sull’ambiente e sulla famiglia, per trasformare l’identità individuale,
in un’identità di insieme, forte e coesa.
Per eccellere!
Il desiderio di eccellenza, di per sé,
riguarda Newton o Stradivari, così come
quel pescatore che, anche quando nessuno sta guardando e non ha fretta, si diletta a fare bene il suo mestiere…(PRINCÌPI DI ECONOMIA- ALFRED MARSHALL)
Forse il tempo è propizio per riflettere e ripartire dal significato di attività lavorativa, che spesso per inerzia facevamo, e causa la pandemia, abbiamo dovuto, bruscamente interrompere, ricalibrare, ripensare.
Perché è importante ripartire dal lavoro?
Perché il lavoro, prima che essere una forma di puro sostentamento economico, un’attività materiale quantificabile, è piacere dell’anima.
Il lavoro, a prescindere dal ruolo, dal tipo di attività e
dal ritorno economico, è il modo più realistico
per onorare il Divino che ė in ognuno di noi.
La mancanza è una privazione,
carnale, sentimentale e spirituale,
perché senza lavoro, si viene privati dal piacere
di fare bene e di onorare la vita.
Nel libro della Genesi, si legge:
“Dio esaminò e valutò la qualità del Suo lavoro e quando concluse di aver fatto un buon lavoro, trasse piacere dal risultato… (1:31)”
Da ciò l’importanza del lavoro come forma estatica assoluta per chiunque, anche per coloro che, con apparente determinazione e dubbiosa convinzione, dichiarano (falsamente) di tenere separato
il privato dal lavoro.
Costoro assomigliano a quegli amanti incerti che, per imbarazzo o disagio nel parlar d’amore, vanno ripetendo: “Sì è una storia, ma, niente di particolare..”
(mentono, sapendo di mentire).
Il lavoro eudaimonico,
“…riprogettato nelle sue dinamiche, nei suoi tempi,
nelle sue logiche in vista di traguardi di pienezza e di fioritura esistenziale”,
come sostiene il filosofo Alberto Peretti,
è FELICITÀ e scopo di vita.
Ancora oggi la situazione risulta sfidante
e sappiamo bene che il cammino
per un ripristino della normalità, sarà lungo,
per niente facile e che molti ostacoli cercheranno
di frenarci e farci desistere.
Tuttavia, quali che siano gli ostacoli,
che troveremo lungo la strada,
niente potrà resistere alla forza di milioni di voci che, invocando il desiderio di fare bene,
dichiareranno all’unisono che vogliono…
TORNARE A LAVORARE.
TORNARE AL PIACERE.
TORNARE A FIORIRE!
Buona settimana di lavoro a tutti.


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